Conferenza sull’ipnosi regressiva guidata

RELATORE: Roberto dr Perna

Il Dr Roberto Perna, d’origine Umbra, svolge a Verona da tantissimi anni la professione di psicologo clinico – psicoterapeuta e giornalista. Oltre ad esercitare la libera professione come psicoterapeuta, ha collaborato con aziende internazionali per la formazione del personale e come personal tutor per il passaggio generazionale. Come giornalista ha condotto trasmissioni radiofoniche e televisive, attualmente ricopre la caria di direttore responsabile dell’organo di stampa di un’associazione nazionale di categoria, riconosciuta dallo Stato Italiano.

Conferenza del 3 maggio 2014

Mi sono avvicinato all’ipnosi regressiva guidata, non per desiderio di stupire, ma nella ricerca di un metodo più efficace per ridurre il percorso terapeutico. Indubbiamente si ottengono dei buoni risultati anche con la psicoterapia classica, ma secondo la mia esperienza i tempi si allungano notevolmente. Ero molto scettico sul metodo ipnotico, anzi lo rifiutavo, tanto più che allora parlarne non era ancora tanto di moda. Mi sono imbattuto casualmente in un libro di Brian Weiss, il cui metodo ormai è riconosciuto anche dalla comunità scientifica internazionale. Il libro “Molte vite, molti maestri” mi aveva molto colpito, ma la mia incredulità faceva fatica a sciogliersi; permaneva il timore che il mio entusiasmo era determinato dalla ricerca di una terapia più efficace di quella che praticavo.

Brian Weiss, utilizzando l’ipnosi con la paziente Catherine scopri la possibilità di esplorare “vite” che nulla avevano a che fare con l’umana esistenza della paziente. Così elaborò il metodo dell’ipnosi regressiva guidata, all’inizio non tanto come metodo terapeutico, ma per verificare se l’esperienza poteva riguardare altre persone con disturbi diversi da quelli della paziente Chaterine Si confermarono molti episodi simili, con buoni e sorprendenti risultati terapeutici.

Dopo studi approfonditi su questo tema, ho provato a adottare il metodo Weiss ed i risultati sono stati molto buoni sotto il profilo terapeutico. Le storie che le persone descrivono sotto ipnosi regressiva, sono molto spesso sorprendenti, sia per la loro complessità, sia per gli effetti benefici che esse sortiscono.

I rischi che la persona corre nell’accettare questa terapia sono praticamente nulli, il minimo che può ottenere è un poco di serenità in più, di cui tutti noi abbiamo un gran bisogno.

Le storie che mi vengono raccontate presentano caratteristiche molto diverse, che ormai ho imparato a decifrare, riesco a distinguere quando un paziente parla di un’altra vita o di un sogno o d’altre fantasticherie, in fondo però non ha molta importanza, perché ogni storia è terapeutica e serve a risolvere qualche disturbo che risiede nel profondo dell’essere umano

La persona sotto ipnosi regressiva certe volte rimane vigile, ma la mente “stacca la spina”: non prova più angosce, ansie o preoccupazioni, si sente avvolta dalla pace, e vive un profondo stato di quiete. Certe volte può succedere che il paziente continui a parlare, ma in verità è caduto in un sonno profondo. Non ho mai sentito raccontare storie identiche, neanche simili, ciò conferma l’unicità d’ogni essere umano.

Sono stato per tanto tempo molto vigile, ho sempre fatto dei controlli incrociati per verificare l’autenticità delle storie che mi venivano raccontate, se una persona descriveva il vissuto remoto in un’altra lingua, verificavo se la conosceva in questa esistenza; non ho mai trovato nessun riscontro oggettivo per nutrire dubbi sull’autenticità di quello che mi veniva raccontato.

Sulla reincarnazione

Perché pensare che non possa esserci la possibilità d’altre umane esperienze “nel nostro continuo infinito presente?” Cosa ci sarebbe di strano se per la nostra continua evoluzione, dovessimo vivere altri istanti d’eternità con un altro “vestito” ma senza perdere la nostra identità?

Del resto il concetto di reincarnazione è stata presente in ogni cultura ed in ogni epoca, inclusa quella ebraica ai tempi di Gesù. Sino al concilio di Nicea del 321 d.c. il principio della reincarnazione non era per niente un problema nelle comunità cristiane

La storia di Maria (nome di copertura)

Recentemente ho avuto in cura una donna di 38 anni, molto intelligente e colta, che parla più lingue e che ha aperto varie aziende in tutto il mondo. Figlia unica, nonostante non avesse né problemi economici né affettivi, anzi ha un marito ben posizionato economicamente e molto innamorato di sua moglie. Nonostante queste premesse e un aspetto molto femminile, questa donna non voleva assolutamente avere figli.

La prima volta che è regredita si è vista vicino sua madre deceduta da qualche anno, che la guardava con molta dolcezza e cercava di infonderle pace. La seconda si è trovata nei panni di una bambina di tre anni, abitante nella provincia di Mantova, che stava trascorrendo il Natale coi nonni. Alla domande “Tua padre aveva una macchina?” e “Avevate il telefono?”, non risponde, come se non avesse capito il significato della domanda. Allora le ho chiesto: “Come si sposta tuo padre e la famiglia per andare da un posto all’altro?” e lei “Col carro”. La volta successiva scelse un libello ipnotico più in profondità, rimase in silenzio per qualche minuto, poi con un filo di voce cominciò a parlare e visse questa esperienza: “Sono una donna di 40 anni – lungo silenzio – mi trovo in una biblioteca in mezzo a scaffali di libri – ci pensa ed io la tranquillizzo dicendo di essere sempre presente, vicino a lei – no, non è una biblioteca, è il mio studio. Sono un alto funzionario dell’ospedale di Amburgo e fuori nel cortile ci sono camionette di nazisti. Sono sposata con un medico dell’ospedale e il lavoro di mio marito è quello di uccidere bambini, non solo ebrei, ma tutti quelli che nascono con qualche problema. Io sono quella che firma le autorizzazioni per il suo compito e la cosa non mi piace. – quando le chiedo come mai le firma, risponde: Tanto, se non le firmo io le firmerà qualcun altro e magari mi ammazzano. – pausa – mio marito è stato fucilato ed io vivo in un’altra città, dove sono dirigente di un ufficio postale. – poi aggiunge: sto morendo e si ferma. Generalmente, quando una persona rivive una morte precedente, da segni di pace, vede una gran luce, mentre lei tace. Le chiedo perché preferisce il silenzio e lei mi risponde: mi sono subito reincarnata.

In ogni modo la paziente, dopo aver rivissuto quell’incredibile storia, si è tranquillizzata, liberandosi come di un peso che risiedeva nel profondo del suo inconscio, ed ora desidera diventare madre.

Ho molto sintetizzato, per ragioni di spazio, questa storia, ma la seduta d’ipnosi regressiva, è durata due ore circa.

LA STORIA DI SHANTI DEVI

Per portare un’ulteriore riprova della reincarnazione, il Dr Perna Roberto racconta la storia di Shanti, una bimba indiana di tre anni che giura di aver vissuto un’altra vita in un’altra città, sempre dell’India e di aver ricordi molto nitidi dell’altra esistenza. La mamma pensa che siano solo fantasie infantili ma, siccome la bimba nel corso degli anni continua a parlare di quell’altra vita, dicendo di essersi sposata e di essere morta dando alla luce un bambino, chiama degli esperti per capire il fatto. Quando Shanti ha 8 anni, vanno finalmente nella città nominata e lei dimostra di conoscere il posto e porta i suoi genitori davanti alla casa dove aveva vissuto. Poi indica una casa vicina e dice: “Lì viveva mia sorella”, in quel momento esce una donna anziana: si riconoscono e si abbracciano.

Tra i fatti più clamorosi e meglio documentati a sostegno della reincarnazione, spicca il caso di Shanti Devi, riportato dal noto giornalista Svedese, Sture Lonnerstrad nel libro “Il Ritorno di Shanti Devi”.

Shanti Devi nacque nel 1926, in un villaggio vicino a Delhi. All’età di quattro anni,  quando iniziò a parlare in modo articolato, raccontò di avere avuto un marito e dei figli, come se stesse narrando la vita di un’altra persona.

Raccontava che suo marito si trovava a Mathura, che era proprietario di un negozio di vestiario, che avevano dei figli. Si riferiva a se stessa col nome di Chaubine. Diceva di essere morta dando alla luce il terzo figlio.

I genitori subito non prestarono attenzione alle storie di Shanti Devi, ritenendole semplici fantasie fanciullesche.  Iniziarono però a preoccuparsi, quando queste storie, divennero via via sempre più insistenti. Durante i pasti, occasionalmente diceva: “Nella mia casa a Mathura si mangiano dolci differenti”. Qualche volta, quando sua madre la vestiva  lei le raccontava che tipo di vestiti solitamente indossava. Più cresceva e più insisteva con i suoi genitori che la portassero a Mathura.

Un giorno il suo insegnante delle superiori, incuriosito dal racconto di Shanti Devi, decise di inviare una lettera al presunto marito della ragazza, Pandit Kedarnath Chaube. Con grande stupore verificò che tutto quello raccontato da Shanti Devi, corrispondeva al vero.

Nella lettera l’insegnate chiedeva al marito di visitare Delhi. Questi, che viveva molto lontano, suggerì di far incontrare la ragazza con suo cugino che invece viveva in città. Nella riunione organizzata per l’occasione, Shanti Devi riconobbe senza esitazione il cugino del marito, inoltre gli rivelò alcuni dettagli della casa, dove aveva vissuto a Mathura, rivelandogli il luogo dove lei aveva sotterrato dei soldi.

Quando le domandarono se sapeva dirigersi dalla stazione di Mathura alla sua precedente abitazione, rispose affermativamente senza esitare.

Knajimal il cugino del marito, rimase così colpito dalle storie di Shanti Devi che convinse Kedarnath a visitare Delhi. Per depistare Shanti Devi, Knajimal le presentò Kedarnath come suo fratello, ma lei, sbalordendo tutti i presenti, disse che quello non era affatto il fratello più anziano di Knajimal, ma era suo marito.

Quando la madre le chiese che cosa dovesse preparare per pranzo, lei le disse di cucinare patate ripiene paranthas e curry di zucca.  Kedarnath rimase sbigottito essendo quelli i suoi piatti preferiti.

Durante l’incontro, Kedarnath gli chiese se lei avesse qualcosa di inusuale da dirgli per dargli una prova certa del loro rapporto nella vita precedente. Shanti gli rispose “Si, c’è una pozzo nel cortile dietro casa, dove di solito mi bagnavo”.

Quando vide Navneet il figlio che aveva avuto nella vita precedente, si mise a piangere dall’emozione e chiese a sua madre di donargli tutti i suoi giocattoli. Kedarnath le domandò come avesse riconosciuto Navneet , suo figlio, se quando lui era venuto alla luce lei era morta. Lei gli spiegò che suo figlio era parte della sua anima e che l’anima facilmente riconosce se stessa.

Dopo cena, Shanti chiese a Kedarnath “perché l’hai sposata?” riferendosi alla sua nuova moglie “non avevamo forse deciso che tu non ti saresti risposato?”. Kedarnath non seppe darle una risposta.

Quando Kedarnath, ripartì per Mathura, Shanti voleva seguirlo, ma i suoi genitori si rifiutarono di lasciarla andare.

A Mathura ci sarebbe andata in un secondo momento, invitata dall’ ex marito, dove avrebbe riconosciuto molte persone ed identificato senza problemi molti luoghi.

Oltre a raccontare l’esperienza della sua vita precedente, Shanti, descrisse anche il periodo di transizione tra una vita e l’altra.

E’ stato il caso di reincarnazione più indagato e documentato della storia moderna. Si interessarono al caso Shanti Devi, Mahatma Gandhi e altri  membri prominenti del parlamento Indiano e nel ’35 costituirono un comitato d’indagine. Shantin Devi abbandonerà ancora una volta la dimensione materiale il 27 Dicembre del 1987.

L’ipnosi regressiva guidata

L’ipnosi regressiva è una terapia molto seria e se applicata da operatori preparati con la seria intenzione di far del bene alla persona, si ottengono risultati molto soddisfacenti, soprattutto negli stati ansiosi, nella depressione, nel mal di testa e nei disturbi fisici d’origine psicologica e non solo. Il fattore rischio nella sostanza è azzerato, il beneficio minimo che se ne può ricavare è uno stato di benessere di cui tutti noi abbiamo il sacrosanto diritto. Questa tecnica terapeutica, non va utilizzata per curiosare nel nostro passato, ma sopratutto per fini terapeuti, cioè mette la persona nelle condizioni psicologiche migliori per guarire dalle malattie, sia attraverso l’autoguarigione sia attraverso l’utilizzo ottimale di terapie mediche appropriate.

Certamente non è mia intenzione togliere valore e poesia alle storie che mi vengono raccontate, alcune sono così remote e con particolari così precisi che creano anche in me, che dovrei esserci abituato, un certo stupore; ma non sono mai finalizzate a soddisfare la curiosità o a confermare la credenza nella reincarnazione.

Lo scopo di questa terapia è di rimuovere certi blocchi emozionali, che creano malattie fisiche e disturbi della personalità, che risiedono nel profondo di noi stessi e che spesso sono stati trasmessi, direttamente dai genitori ai figli o per sbalzi generazionali, attraverso il bagaglio ereditario. Devo anche riconoscere che certe esperienze di vite remote, vissute attraverso l’ipnosi regressiva, sembrano realmente appartenere alla stessa persona, ed io sono propenso a pensare che la vita è bella perché non sappiamo quando veramente è iniziata, e speriamo che questa che stiamo vivendo sia davvero uno scampolo d’eternità.

E’ un vero peccato che una tecnica di sicuro valore terapeutico, sia stata utilizzata da operatori  improvvisati, senza alcun titolo accademico e assolutamente sprovvisti di qualsivoglia conoscenza scientifica di questa terapia.

BUON NATALE

BUON NATALE

Quando ero bambino, ormai troppi anni fa, vivevo in un paesino sperduto tra le colline umbre, che quando era innevato sembrava un meraviglioso presepe vivente; l’unico segno di civiltà avanzata era una lampada elettrica appesa al soffitto, che si doveva accendere soltanto quando faceva buio pesto. La miseria nemmeno l’avvertivamo, perché eravamo tutti poveri; vivevamo di pastorizia e piccola agricoltura, eppure di quel tempo ho un ricordo dolcissimo: come è strana la vita, avevamo ben poco ma eravamo persone serene.

Ricordo le feste di Natale come qualcosa che ho vissuto con l’anima, erano sensazioni particolari, sottili ed intense allo stesso tempo, frammenti di emozioni che si adagiavano sul cuore; come la neve che cadeva copiosa sui tetti delle case, come l’atmosfera delle chiesette addobbate per le feste; come l’appetitoso profumo dell’arrosto, cotto sul forno a legna ed aspettato da tanto tempo. Ero profondamente convinto che si facesse festa per quel Bambino che doveva nascere e che avrebbe portato il messaggio dell’amore, la serenità e un raccolto abbondante. Ora che sono anziano e da tantissimi anni, vivo in una grande città, mi sembra che il Natale non sia più lo stesso di allora. Corriamo affannosamente da un grande magazzino all’altro per acquistare tante cose, troppo spesso superflue; addobbiamo le case con alberi e presepi sfavillanti, costati un occhio della testa ma che non riescono a far germogliare i sentimenti e le emozioni che riscaldano e rallegrano la vita, partecipiamo a pranzi succulenti che apprezzeremo troppo poco ed il tempo volerà via, illudendoci di aver partecipato ad una festa che non c’è stata.

Tutto ciò dipende, secondo me, dal fatto che nell’era dei computer e del forsennato consumismo, ci siamo dimenticati che l’uomo non vive soltanto di benessere materiale, ma soprattutto di sensazioni, emozioni e sentimenti che nulla hanno a che fare con l’accanita competizione che ci costringe a correre verso una meta mobile che non raggiungeremo mai. E’ indispensabile recuperare il senso di quell’antica saggezza, utile per trasmettere ai nostri figli il valore delle cose autentiche, nella semplicità e in armonia con le leggi della natura che troppo spesso ignoriamo.

Sono sempre rimasto profondamente attaccato alla mia verdeggiante Umbria, terra di poeti e di Santi, ma adesso ogni volta che ci torno, mi assale un’ondata di nostalgiche emozioni e i miei pensieri si perdono nel silenzio di tanti ricordi che danno un senso alla vita . BUONE FESTE A TUTTI VOI.

P.S. Cara Alice, di otto anni, i tuoi compagni di scuola dicono che Babbo Natale non esiste e che è tutta un’invenzione dei grandi?! I tuoi amici si sbagliano, sono vittime dell’incredulità dei nostri tempi, troppa gente crede soltanto in quello che vede; eppure cara Alice, Babbo Natale esiste.

Esiste allo stesso modo in cui esistono l’amore, la generosità e tutti gli altri buoni sentimenti e tu sai che queste cose esistono e danno gioia e valore alla vita, eppure non si vedono; anche Babbo Natale, spesso non lo riconosciamo, perché molte volte per fare regali, si presenta con un abito diverso ed un volto nuovo. Buon Natale Alice a te e alla tua bella famiglia.

Telefono amico

GLI ANGELI DELL’ASCOLTO

Erano i turbolenti anni settanta, il movimento del sessantotto era scivolato sul suo stesso simbolo, la lotta di classe si era inasprita spaventosamente ed aveva partorito le brigate rosse; dall’occupazione delle università e delle fabbriche dei primi tempi si era passati alla famigerata lotta armata, in nome di un ideale che non aveva niente a che fare con il principio di giustizia e democrazia. Il popolo oltre che impoverito era molto disorientato, si avvertiva la precarietà e la paura del domani e non esistevano agenzie statali o private che ascoltassero l’angoscia della gente comune. Tanto per scimmiottare la canzone di Gino Paoli, c’erano quattro amici al bar, tre maschi e un a femmina che parlavano di giustizia e solidarietà, infervorandosi difronte ad un bicchiere di vino e un pacchetto di sigarette di scarsa qualità. La loro giovane età amplificava il fervore di cambiare il mondo e di dare una mano ai più deboli e alle persone sole.

C’era però un “piccolo e insignificante problema” erano degli squattrinati, e come aiutare la gente senza il becco d’un quattrino?

Se i mezzi non c’erano si potevano sopperire con la fantasia, quella di certo non mancava a nessuno dei quattro; uno di loro si ricordò che a Milano operava un frate, chiamato don perignon, perché non disdegnava un bicchiere di champagne se gli veniva offerto, tra l’altro era il padre spirituale del Milan ed amico di Gianni Rivera, l’indimenticabile furori classe del calcio italiano.

Nel capoluogo lombardo, questo vulcanico frate aveva fondato, oltre ad altre attività benefiche MONDO X, un punto di ascolto telefonico gratuito, per le persone sole o che soffrivano di solitudine, e fu così che una nevosa sera di dicembre, quattro giovani dal cuore tenero ma dalle tasche vuote, fondarono il “Telefono Amico” di Verona. Avevano poche idee, niente soldi, niente sede, mancava proprio tutto ma c’era un grande entusiasmo e quel pizzico d’incoscienza giovanile che non guasta mai.

Gli fu dato dopo tanto cercare, un locale fatiscente nel centro di Verona, di sera bisognava stare con gli occhi ben aperti perché nei dintorni giravano persone di malaffare, quando erano di turno le ragazze bisognava sempre accompagnarle e andarle a riprendere alla fine del turno, il vecchio telefono nero gli era stato donato da un rivenditore di anticaglie. All’inizio nessuna banca sgancio una lira, poi nel tempo solo un istituto di credito sganciò una manciata di soldi che tra l’altro non bastavano mai e allora mettevano le mani nelle loro poco floride tasche e si autofinanziavano.

C’era tanta buona volontà, ma poca esperienza nel gestire le telefonate, nessuno di loro era esperto in comunicazione o capace di gestire la sofferenza altrui, il più “dotto” era uno dei ragazzi che frequentava il primo anno di psicologia all’università di Padova, che tra l’altro balbettava anche un poco. Dopo qualche mese arrivarono altre persone di buona volontà e le cose migliorarono, riuscivano a coprire i turni dalle quattordici alle ventiquattro e le telefonate aumentavano di settimana in settimana.

Ma qual’era la difficoltà maggiore?! Quella di gestire con distacco ma con interesse le problematiche e la sofferenza delle persone che telefonavano; troppo spesso gli operatori, specialmente nei primi tempi si lasciavano prendere dalla commozione, gli veniva un nodo in gola e si bloccavano, l’approccio sereno andava a farsi friggere, specialmente le ragazze non raramente piangevano più delle persone che telefonavano, ciò era encomiabile ma poco funzionale. Nel tempo chiesero aiuto a degli specialisti della comunicazione e qualcuno di buon cuore li aiutò ad attrezzarsi meglio. Questo servizio tra alterne fortune è sempre andato avanti e ancora è in funzione. Furono chiamati “gli angeli dell’ascolto” da un’anziana e gentile signora, ad un convegno sul Telefono Amico, il moderatore e uno dei relatori era quello che balbettava, che all’epoca conduceva una trasmissione televisiva sui giovani;

gli amici lo prendevano bonariamente in giro, dicendogli che era meglio quando balbettava, almeno non rompeva le scatole.

La balbuzie

“Concetto di guarigione”

“Caro dottor Perna, ad un corso per fidanzati, ho potuto apprezzare la sua eloquenza,… poi mi disse di aver sofferto di una grave forma di balbuzie sino all’età di 20 anni; perché non scrive qualcosa su questo argomento? Padre L.”

Caro Padre L., in verità ho già trattato questo argomento, però molto volentieri ne parlo ancora.

Se la psicoterapia è, senza dubbio, un’opportunità per il balbuziente di apprendere una nuova serie di abitudini, in modo da opporsi a quelle vecchie, è molto importante sottolineare che i vecchi comportamenti sono stati praticati migliaia e migliaia di volte e perciò sono, purtroppo, estremamente ben appresi e profondamente radicati.

Invece la nuova abitudine, sebbene faccia intravedere la possibilità di una esposizione verbale più fluente, non ha una forza eccessiva, quindi non rappresenta la guarigione.

Lo scopo, quindi, della psicoterapia è la costruzione della forza della nuova abitudine, in modo da controbilanciare e sostituire quella vecchia, che induceva a balbettare.

Per questo processo occorre del tempo ed un esercizio continuo e non c’è modo di evitarlo.

A differenza di altre abilità, in cui l’esercizio migliora la prestazione, rinforzando così la motivazione, per i balbuzienti gli esercizi servono solo a riscoprire la già acquisita abilità di parlare fluentemente, perché nessuno nasce balbuziente, lo si diventa (generalmente negli anni della prima infanzia) dopo avere acquisito il linguaggio nella sua pienezza.

Una parola, tendenzialmente libera, non è nei primi tempi, sinonimo di guarigione: il miglioramento è solo apparente, perché se il balbuziente, pur parlando più fluentemente, ha ancora paura che la parola possa tradirlo, egli non è affatto guarito. Farlo parlare scorrevolmente non è un grosso problema, ma la guarigione non va ricercata solo “nella bocca”, bensì nella mente e nelle sue emozioni.

Solo quando la parola avrà acquisito una sua naturale spontaneità e non sarà più condizionata dalle emozioni, l’ex-balbuziente ( ora così possiamo chiamarlo) potrà ritenersi fuori pericolo e non essere più soggetto a ricadute.

La balbuzie è una logofobia vera e propria: è la paura di manifestare liberamente il proprio vissuto interiore attraverso il mezzo più appropriato per comunicare, cioè la parola.

Si manifesta attraverso la ritenzione, la ripetizione di alcune sillabe o la rinuncia a parlare in situazioni ritenute difficili. In fondo non è altro che una delle tante barriere negative, che l’essere umano impropriamente usa per controllare la comunicazione tra sé stesso e la società, che lo circonda. E’ un dubbioso, che balbetta a livello generale e non solo sulle parole, ecco perché non sono sufficienti i soli esercizi di fonetica a debellare il disturbo, ma occorre rivedere i concetti di sicurezza, di autostima e amor proprio. Secondo l’esperienza da me acquisita, sia come ex-balbuziente, sia come terapeuta, il timore di balbettare è lento a morire; per modificare certe abitudini e per poter superare certe paure, occorre una grande motivazione, del tempo e il sostegno di uno specialista.

Cordialmente … ciao Continue reading

Appunti di viaggio di uno psicoterapeuta – La nevrosi

La nevrosi è una condizione di sofferenza e di alterato equilibrio psichico, che non trae origine da patologie anatomiche del sistema nervoso. Provoca ansia ed angoscia ed è caratterizzata da un’eccessiva agitazione che non permette di vivere quasi mai nello stato di quiete. Il paradosso è che il nevrotico non si accorge cosa gli sta accadendo, lo subisce ed è convinto che le sue insoddisfazioni generalizzate, dipendano da fattori esterni e magari dalla poca fortuna. La causa affonda le radici, nella non risoluzione di conflitti, che stagnano e si agitano dentro il nostro intimo; gli effetti che ne scaturiranno sono una serie di disturbi psicosomatici, che spesso la medicina riesce soltanto a contenere, ma mai a guarire; chi riuscirà a superare la nevrosi si accorgerà che gli effetti collaterali spariranno come per miracolo. Nel modo più semplice possibile cercherò di tradurre in immagini il mio pensiero su questo disturbo, che affligge tantissime persone. Intanto c’è da sottolineare che il nevrotico è una persona normale, generalmente molto intelligente, sensibile, espansiva, tendenzialmente simpatica, anche se un po’ rompiscatole. E’ tutto ciò, ma con una “sovrastruttura” che non penalizza molto la gente, che lo circonda, ma soltanto sé stessa. Chi soffre di questo disturbo tende a mettere in mostra le sue qualità, ma il primo a non crederci molto è proprio lui. Ma cos’è la nevrosi?

Immaginate una normale automobile, alla quale viene impropriamente applicato un turbocompressore non previsto dalle caratteristiche di fabbrica. Cosa accadrà?

L’auto andrà senza dubbio più veloce ma le sue strutture saranno sottoposte a sollecitazioni eccessive, specialmente alcune di esse; ragion per cui ci sarà una maggior usura di alcune e il rischio di rottura di altre, con le conseguenze che ne deriveranno. Nella persona nevrotica è accaduta la stessa cosa; l’energia suppletiva viene attinta dai conflitti interiori. Ma come si comporta il nevrotico.

  1. Vive generalmente in uno stato di eccitazione

  2. Soffre di ansia da “futurizzazione” , vive il presente in maniera agitata e frettolosa, faccio alcuni esempi: sta mangiando il primo piatto e già pensa al dolce; il gelato non lo lecca ma lo morde; magari è sabato sera e già pensa al lunedì ; è più allegramente ansioso per la festa che verrà, che per quella che sta vivendo ; spesso si mangia le unghie, si gratta, ecc…; alterna momenti di entusiasmo ad altri di malinconia.

  3. Data l’eccessiva agitazione, viene condizionata anche la sfera sessuale; nella donna viene privilegiata la stimolazione del clitoride; nell’uomo è sempre presente il rischio dell’eiaculazione precoce, con le ansie che ne deriveranno nell’approccio al rapporto sessuale.

  4. Nell’ambito sociale, chi soffre di questo disturbo, vorrebbe fare mille cose, ne comincia molte, ne porta a termine poche.

La CURA: la psicoterapia e alcuni farmaci capaci di contenere le ansie durante il trattamento psicoterapico.

Nella donna molto spesso la nevrosi scaturisce da come vive la sua sessualità, molte donne e troppo spesso devono subire rapporti insoddisfacenti e incompleti, cioè rimangono in “sospeso”, con le conseguenze che ovviamente ne scaturiranno; ma qui, più che di disturbi della sessualità femminile, sarebbe il caso di parlare di uomini maldestri ed imbranati, se non soggetti ad eiaculazione precoce.

Mi rendo conto che per parlare della nevrosi occorrerebbe molto più spazio, ma dalle pagine di FB non si può pretendere di più .

Dr Roberto Perna                            psicologo clinico – psicoterapeuta

L’insostenibile assenza dell’amore nella nostra vita

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Ho ancora impresso nel cuore ciò che mi disse tanti anni fa, un eremita, uomo di grandissimo livello spirituale e intellettuale. Mi gratifica il fatto che mi abbia sempre considerato suo amico fraterno.
Mi disse: tutte le tragedie umane, collettive e personali, scaturiscono dall’incapacità dell’essere umano di comprendere il significato totale che riveste l’amore nel suo cammino, lungo “i sentieri del continuo infinito presente”.

Allora non compresi molto il significato profondo delle sue parole, che scaturivano dall’essenza profonda del suo essere, oggi penso di essere attrezzato un poco meglio e comprendo che tutte le agenzie, religioni incluse, che hanno il compito di educare l’umana gente, parlano pochissimo dell’amore. Ce lo presentano più come un dovere verso noi stessi e un obbligo verso gli altri, che come fonte di energia purissima da attingere per la nostra serenità, gioia di vivere, salute fisica, leggerezza mentale e desiderio di condividere amorevolmente la nostra quotidianità con il nostro prossimo.

Cercherò di spiegare il mio punto di vista con un’immagine: pensiamo ad una meravigliosa isola in mezzo al mare, osservando solo la parte emersa ci convinceremo che quella è la sua dimensione reale, poi qualcuno ci informa che quello che vediamo è solo il tre per cento dell’isola il restante novantasette per cento è sommerso nel mare. Benissimo, per quanto riguarda l’amore ogni essere umano, chi più chi meno lo vive dal tre al cinque per cento., poche persone superano il livello del venti per cento. Pensate: se ogni essere umano riuscisse a superare il dieci per cento, come per incanto non ci sarebbero più guerre e sparirebbero come per incanto l’invidia, l’accidia, la rabbia, la lussuria, l’odio ed un numero grandissimo di malattie fisiche e psicologiche. Che ci crediate o meno le cose stanno così.

Ma cos’è l’amore? Dal sanscrito A – MORE, quello che non muore, cioè tutto il bello e il buono che ogni umana creatura culla dentro il suo SPIRITO.

Terapia MGG del Dr Perna Roberto ( Metodo di Guarigione Guidata)

La terapia MGG è indicata per i seguenti disturbi:

  • Stati ansiosi
  • Depressione
  • Emicranie persistenti
  • Disturbi della pelle
  • Insonnia
  • Disturbi del linguaggio

Il metodo MGG è una terapia di nuova generazione che si è sviluppata nel corso della trentennale esperienza, nel ruolo di psicologo – psicoterapeuta del sottoscritto.

Il metodo MGG non è un’altra terapia, ma è la sintesi di quello che è stato ritenuto il meglio di altre terapie:

  • Terapie riconosciute dalla scienza ufficiale
  • Terapie alternative diverse dalla cultura occidentale
  • Ipnosi regressiva
  • Tecniche di rilassamento utilizzate da moltissimo tempo

La terapia MGG è stata sottoposta negli anni a severissime verifiche critiche; solo ciò che nel tempo si confermava come fortemente valido, costituiva un tassello del mosaico del metodo MGG.

L’ultimo contributo è arrivato attraverso la fisica quantistica.

In seguito cercherò di entrare nei dettagli della terapia MGG, ma non sarà cosa facile, perché è più facile applicarla che spiegarla.

                                                                                                      Dr Perna Cav Roberto

IPNOSI REGRESSIVA GUIDATA

 RELATORE: Roberto dr Perna

  Il Dr Roberto Perna, d’origine Umbra, svolge a Verona da tantissimi anni la professione di psicologo clinico – psicoterapeuta e giornalista. Oltre ad esercitare la libera professione come psicoterapeuta, ha collaborato con aziende internazionali per la formazione del personale e come personal tutor per il passaggio generazionale. Come giornalista ha condotto trasmissioni radiofoniche e televisive, attualmente ricopre la caria di direttore responsabile dell’organo di stampa di un’associazione nazionale di categoria, riconosciuta dallo Stato Italiano.

Conferenza del 3 maggio 2013

Mi sono avvicinato all’ipnosi regressiva guidata, non per desiderio di stupire, ma nella ricerca di un metodo più efficace per ridurre il percorso terapeutico. Indubbiamente si ottengono dei buoni risultati anche con la psicoterapia classica, ma secondo la mia esperienza i tempi si allungano notevolmente. Ero molto scettico sul metodo ipnotico, anzi lo rifiutavo, tanto più che allora parlarne non era ancora tanto di moda. Mi sono imbattuto casualmente in un libro di Brian Weiss, il cui metodo ormai è riconosciuto anche dalla comunità scientifica internazionale. Il libro “Molte vite, molti maestri” mi aveva molto colpito, ma la mia incredulità faceva fatica a sciogliersi; permaneva il timore che il mio entusiasmo era determinato dalla ricerca di una terapia più efficace di quella che praticavo.

Brian Weiss, utilizzando l’ipnosi con la paziente Catherine scopri la possibilità di esplorare “vite” che nulla avevano a che fare con l’umana esistenza della paziente.  Così elaborò il metodo dell’ipnosi regressiva guidata, all’inizio non tanto come metodo terapeutico, ma per verificare se l’esperienza poteva riguardare altre persone con disturbi diversi da quelli della paziente Chaterine Si confermarono molti episodi simili, con buoni e sorprendenti risultati terapeutici.

Dopo studi approfonditi su questo tema, ho provato a adottare il metodo Weiss ed i risultati sono stati molto buoni sotto il profilo terapeutico. Le storie che le persone descrivono sotto ipnosi regressiva, sono molto spesso sorprendenti, sia per la loro complessità, sia per gli effetti benefici che esse sortiscono.

I rischi che la persona corre nell’accettare questa terapia sono praticamente nulli, il minimo che può ottenere è un poco di serenità in più, di cui tutti noi abbiamo un gran bisogno.

Le storie che mi vengono raccontate presentano caratteristiche molto diverse, che ormai ho imparato a decifrare, riesco a distinguere quando un paziente parla di un’altra vita o di un sogno o d’altre fantasticherie, in fondo però non ha molta importanza, perché ogni storia è terapeutica e serve a risolvere qualche disturbo che risiede nel profondo dell’essere umano

La persona sotto ipnosi regressiva certe volte rimane vigile, ma la mente “stacca la spina”: non prova più angosce, ansie o preoccupazioni, si sente avvolta dalla pace, e vive un profondo stato di quiete. Certe volte può succedere che il paziente continui a parlare, ma in verità è caduto in un sonno profondo. Non ho mai sentito raccontare storie identiche, neanche simili, ciò conferma l’unicità d’ogni essere umano.

 Sono stato per tanto tempo molto vigile, ho sempre fatto dei controlli incrociati per verificare l’autenticità delle storie che mi venivano raccontate, se una persona descriveva il vissuto remoto in un’altra lingua, verificavo se la conosceva in questa esistenza; non ho mai trovato nessun riscontro oggettivo per nutrire dubbi sull’autenticità di quello che mi veniva raccontato.

Sulla reincarnazione

Perché pensare che non possa esserci la possibilità d’altre umane esperienze “nel nostro continuo infinito presente?” Cosa ci sarebbe di strano se per la nostra continua evoluzione, dovessimo vivere altri istanti d’eternità con un altro “vestito” ma senza perdere la nostra identità?

Del resto il concetto di reincarnazione è stata presente in ogni cultura ed in ogni epoca, inclusa quella ebraica ai tempi di Gesù. Sino al concilio di Nicea del 321 d.c. il principio della reincarnazione non era per niente un problema nelle comunità cristiane

La storia di Maria (nome di copertura)

Recentemente ho avuto in cura una donna di 38 anni, molto intelligente e colta, che parla più lingue e che ha aperto varie aziende in tutto il mondo. Figlia unica, nonostante non avesse né problemi economici né affettivi, anzi ha un marito ben posizionato economicamente e molto innamorato di sua moglie. Nonostante queste premesse e un aspetto molto femminile, questa donna non voleva assolutamente avere figli.

La prima volta che è regredita si è vista vicino sua madre deceduta da qualche anno, che la guardava con molta dolcezza e cercava di infonderle pace. La seconda si è trovata nei panni di una bambina di tre anni, abitante nella provincia di Mantova, che stava trascorrendo il Natale coi nonni. Alla domande “Tua padre aveva una macchina?” e “Avevate il telefono?”, non risponde, come se non avesse capito il significato della domanda. Allora le ho chiesto: “Come si sposta tuo padre e la famiglia per andare da un posto all’altro?” e lei “Col carro”. La volta successiva scelse un libello ipnotico più in profondità, rimase in silenzio per qualche minuto, poi con un filo di voce cominciò a parlare e visse questa esperienza: “Sono una donna di 40 anni – lungo silenzio – mi trovo in una biblioteca in mezzo a scaffali di libri – ci pensa ed io la tranquillizzo dicendo di essere sempre presente, vicino a lei – no, non è una biblioteca, è il mio studio. Sono un alto funzionario dell’ospedale di Amburgo e fuori nel cortile ci sono camionette di nazisti. Sono sposata con un medico dell’ospedale e il lavoro di mio marito è quello di uccidere bambini, non solo ebrei, ma tutti quelli che nascono con qualche problema. Io sono quella che firma le autorizzazioni per il suo compito e la cosa non mi piace. – quando le chiedo come mai le firma, risponde: Tanto, se non le firmo io le firmerà qualcun altro e magari mi ammazzano.  – pausa – mio marito è stato fucilato ed io vivo in un’altra città, dove sono dirigente di un ufficio postale. – poi aggiunge: sto morendo e si ferma. Generalmente, quando una persona rivive una morte precedente, da segni di pace, vede una gran luce, mentre lei tace. Le chiedo perché preferisce il silenzio e lei mi risponde: mi sono subito reincarnata.

In ogni modo la paziente, dopo aver rivissuto quell’incredibile storia, si è tranquillizzata, liberandosi come di un peso che risiedeva nel profondo del suo inconscio, ed ora desidera diventare madre.

Ho molto sintetizzato, per ragioni di spazio, questa storia, ma la seduta d’ipnosi regressiva, è durata due ore circa.

LA STORIA DI SHANTI DEVI

Per portare un’ulteriore riprova della reincarnazione, il Dr Perna Roberto racconta la storia di Shanti, una bimba indiana di tre anni che giura di aver vissuto un’altra vita in un’altra città, sempre dell’India e di aver ricordi molto nitidi dell’altra esistenza. La mamma pensa che siano solo fantasie infantili ma, siccome la bimba nel corso degli anni continua a parlare di quell’altra vita, dicendo di essersi sposata e di essere morta dando alla luce un bambino, chiama degli esperti per capire il fatto. Quando Shanti ha 8 anni, vanno finalmente nella città nominata e lei dimostra di conoscere il posto e porta i suoi genitori davanti alla casa dove aveva vissuto. Poi indica una casa vicina e dice: “Lì viveva mia sorella”, in quel momento esce una donna anziana: si riconoscono e si abbracciano.

Tra i fatti più clamorosi e meglio documentati a sostegno della reincarnazione, spicca il caso di Shanti Devi, riportato dal noto giornalista Svedese, Sture Lonnerstrad nel libro “Il Ritorno di Shanti Devi”.

Shanti Devi nacque nel 1926, in un villaggio vicino a Delhi. All’età di quattro anni,  quando iniziò a parlare in modo articolato, raccontò di avere avuto un marito e dei figli, come se stesse narrando la vita di un’altra persona.

Raccontava che suo marito si trovava a Mathura, che era proprietario di un negozio di vestiario, che avevano dei figli. Si riferiva a se stessa col nome di Chaubine. Diceva di essere morta dando alla luce il terzo figlio.

I genitori subito non prestarono attenzione alle storie di Shanti Devi, ritenendole semplici fantasie fanciullesche.  Iniziarono però a preoccuparsi, quando queste storie, divennero via via sempre più insistenti. Durante i pasti, occasionalmente diceva: “Nella mia casa a Mathura si mangiano dolci differenti”. Qualche volta, quando sua madre la vestiva  lei le raccontava che tipo di vestiti solitamente indossava. Più cresceva e più insisteva con i suoi genitori che la portassero a Mathura.

Un giorno il suo insegnante delle superiori, incuriosito dal racconto di Shanti Devi, decise di inviare una lettera al presunto marito della ragazza, Pandit Kedarnath Chaube. Con grande stupore verificò che tutto quello raccontato da Shanti Devi, corrispondeva al vero.

Nella lettera l’insegnate chiedeva al marito di visitare Delhi. Questi, che viveva molto lontano, suggerì di far incontrare la ragazza con suo cugino che invece viveva in città. Nella riunione organizzata per l’occasione, Shanti Devi riconobbe senza esitazione il cugino del marito, inoltre gli rivelò alcuni dettagli della casa, dove aveva vissuto a Mathura, rivelandogli il luogo dove lei aveva sotterrato dei soldi.

Quando le domandarono se sapeva dirigersi dalla stazione di Mathura alla sua precedente abitazione, rispose affermativamente senza esitare.

Knajimal il cugino del marito, rimase così colpito dalle storie di Shanti Devi che convinse Kedarnath a visitare Delhi. Per depistare Shanti Devi, Knajimal le presentò Kedarnath come suo fratello, ma lei, sbalordendo tutti i presenti, disse che quello non era affatto il fratello più anziano di Knajimal, ma era suo marito.

Quando la madre le chiese che cosa dovesse preparare per pranzo, lei le disse di cucinare patate ripiene paranthas e curry di zucca.  Kedarnath rimase sbigottito essendo quelli i suoi piatti preferiti.

Durante l’incontro, Kedarnath gli chiese se lei avesse qualcosa di inusuale da dirgli per dargli una prova certa del loro rapporto nella vita precedente. Shanti gli rispose “Si, c’è una pozzo nel cortile dietro casa, dove di solito mi bagnavo”.

Quando vide Navneet il figlio che aveva avuto nella vita precedente, si mise a piangere dall’emozione e chiese a sua madre di donargli tutti i suoi giocattoli. Kedarnath le domandò come avesse riconosciuto Navneet , suo figlio, se quando lui era venuto alla luce lei era morta. Lei gli spiegò che suo figlio era parte della sua anima e che l’anima facilmente riconosce se stessa.

Dopo cena, Shanti chiese a Kedarnath “perché l’hai sposata?” riferendosi alla sua nuova moglie “non avevamo forse deciso che tu non ti saresti risposato?”. Kedarnath non seppe darle una risposta.

Quando Kedarnath, ripartì per Mathura, Shanti voleva seguirlo, ma i suoi genitori si rifiutarono di lasciarla andare.

A Mathura ci sarebbe andata in un secondo momento, invitata dall’ ex marito, dove avrebbe riconosciuto molte persone ed identificato senza problemi molti luoghi.

Oltre a raccontare l’esperienza della sua vita precedente, Shanti, descrisse anche il periodo di transizione tra una vita e l’altra.

E’ stato il caso di reincarnazione più indagato e documentato della storia moderna. Si interessarono al caso Shanti Devi, Mahatma Gandhi e altri  membri prominenti del parlamento Indiano e nel ’35 costituirono un comitato d’indagine. Shantin Devi abbandonerà ancora una volta la dimensione materiale il 27 Dicembre del 1987.

Il passo

E scende dolcemente la neve,
sulle panchine verdi dei giardini, sui pini,
sugl’irti sentieri che portano altrove,
a cercare faville d’amore;
per lenire il dolore
dell’umano cammino,
e scoprir con stupore
che DIO mi è vicino;
ma poi sbaglio passo
e rimango lo stesso.

La qualità della vita, gli accadimenti, le persone con le quali ci relazioniamo, i sentimenti, le emozioni e le sensazioni che proviamo e tutto ciò che concerne la nostra umana esistenza, salute compresa, saranno sempre determinate dal passo più o meno consapevole, che sceglieremo   di fare ad ogni crocevia della vita.

Quel passo sarà sempre fondamentale.

Mi rendo conto che spiegare un concetto del genere non è semplice; dà adito ad un’infinità di quesiti, che secondo il buon senso, incideranno notevolmente sullo sviluppo della vita :

  • il bagaglio genetico individuale, (esempio il quoziente intellettivo )
  • le caratteristiche trasmesse dell’albero genealogico ( l’ereditarietà )
  • i genitori che non abbiamo scelto
  • l’ambiente sociale in cui abbiamo vissuto
  • le peculiarità caratteriali

Non solo questi aspetti incidono sulla buona o cattiva qualità della vita, ma molti altri ancora; però se ci riflettiamo un momento, per questi aspetti non abbiamo avuto possibilità di scelta.

L’unica scelta fondamentale e significativa che possiamo fare, e che determinerà il nostro futuro, è sempre ai crocevia della vita; in quel punto gli istinti ed i bisogni gestiti dal nostro “io” tenderanno ad escludere il filtro della consapevolezza, con il rischio di ritrovarci a vivere eventi dolorosi che spesso sfociano nell’inquietudine e nella depressione.

Solo se avremo compreso l’importanza di soffermarci a riflettere con calma quale strada sarà meglio intraprendere, la luce della nostra coscienza, che non sbaglia mai, c’indicherà la dritta via.

Ecco perché il primo passo ai crocevia della vita, merita sempre rispetto e grande attenzione; tutti gli altri passi avranno la stessa impronta del primo e saranno soltanto gli strumenti per realizzare gli accadimenti di quel percorso che abbiamo scelto.

Se avremo scelto con superficialità e ci saremo allontanati troppo dalla giusta via, modificare il percorso non sarà mai facile.

                                                                                                          Roberto Perna